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Vultus et vulnus - Doppia personale dedicata a Carlo Colli e Francesco Verdelli a Rovereto (TN) dal 10 giugno al 17 settembre 2016

Doppia personale Vultus et vulnus, dedicata a Carlo Colli e Francesco Verdelli. Sono circa trenta le opere in mostra, tutte su carta, nelle quali i due artisti, secondo declinazioni apparentemente inconciliabili, muovono le proprie ricerche in un continuo disequilibrio e riequilibrio tra improvvisazione e razionalità.
In contro tendenza rispetto alla presunta superiore nobiltà della tela, Colli e Verdelli fanno della ricerca con la carta un contrassegno stilistico, una scelta sostanziale e strategica.

Nelle recenti opere del ciclo Skin del siciliano Carlo Colli, la carta non è più neppure un supporto, ma emerge nella sua valenza oggettuale. Nello strapparsi, inteso come infrazione dei limiti di tenuta fisica, essa diviene uno strano bifronte, una sorta d’interno/esterno in grado di mostrare l’altro limite che sempre si pone tra l’intenzione dell’artista e l’opera finita. Il vulnus, la ferita inferta nella carta, appare proprio nel luogo in cui il gesto minuzioso della mano dell’artista, tentando il tracciato di un’immagine (una retta, due parallele, un cerchio…), s’incontrano con la resistenza del materiale. Ecco la retta incurvarsi, le parallele divergere, il cerchio deformarsi, ecco l’imperfezione creativa in cui l’arte mostra la propria immagine pura, selvaggia, fenomenica, infinitamente vitale rispetto a ogni astrazione geometrica. In un’opera come Skin N89, di fronte all’apparizione del cerchio rosso su fondo nero, possiamo persino spingere la nostra sovra-interpretazione sino al riconoscimento di un volto (vultus) ritratto o autoritratto: l’artista vede se stesso, oppure è l’osservatore a specchiarsi nel proprio essere meravigliosamente imperfetto e indissolubilmente mescolato alle cose.

Anche il fiorentino Francesco Verdelli lavora con la carta, essa gli dà modo di agire aspettandone le reazioni, come in una partita di logica, in una costante diatriba tra caso e controllo. Il colore liquido, vivido, si muove senza argini, libero, e l’artista lo asseconda o si perde, o tenta di guidarlo solo con lo spostamento della carta. Poi, nel continuo sbilanciamento e riequilibrio, nel reciproco travaso d’istinto e razionalità, si coagula il ribollire del colore nell’affacciarsi di un’ovale, sul limite imprevedibile della tenuta assorbente della carta.
Tutti gli ovali di Verdelli riconducono ai volti, o all’unico volto, dove l’artista si rarefa, smaterializzandosi in un’incessante ripetizione di forme astratte e fisiognomiche a un tempo. C’è una ferita dell’essere (vulnus) a monte delle opere di Verdelli, una perdita dell’identità e un gesto dionisiaco, ma nel colore che si fa forma, come da sé, c’è l’ovale che costantemente ritorna, il volto inedito dell’arte (vultus) nella denotazione di un’identità plurale.

Il vernissage sarà introdotto da un intervento di Raffaele Tovazzi, esperto di PNL e fondatore della filosofia esecutiva.

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