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XXV Sagra del Casatiello - Sant'Arpino (CE) dal 9 all'11 giugno 2017


"E' probabile che per il ritorno della Primavera si preparasse nelle città campane un pane confezionato con gli ingredienti caratteristici che simboleggiano il risveglio della natura: uova, grano e formaggio e che da quest'ultimo — caseus — ne prendesse il nome caseata (..). Il termine napoletano casatiello è un diminutivo. Con il diffondersi della  cristianità i riti si accavallarono, quel pane sacrificale divenne tradizionale della Pasqua che aveva sostituito le feste primaverili in onore di Demetra. Del resto gli stessi ingredienti - grano, ricotta, uova - compaiono nella pastiera, dolce pasquale della tradizione napoletana che affonda le sue origini nei riti greci dedicati alla stessa dea. Nella pastiera la presenza del chicco intero di grano è espressione di rispetto verso il lutto della Madre (chiamata Demetra dai Greci, Cerere dai Romani, Iside dagli Egiziani o da altri Cibele) che piangeva la morte dell'amante o la scomparsa della figlia secondo i diversi riti pagani. Infatti le donne, cui spettava l'onere della macinatura del grano, se ne astenevano in quei giorni di lutto, nei quali nutrirsi con sfarinati era considerato addirittura una profanazione ed un'offesa alla divinità.
Né va dimenticato che il cattolicesimo impose norme sempre più severe di astinenza in moltissimi giorni dell'anno, oltre 170, di cui buona parte dedicati ad uno strettissimo digiuno in cui non solo era bandita la carne, ma anche tutti gli alimenti di origine animale quali uova, latte e latticini. Uno di questi periodi, particolarmente duro e lungo, era appunto la Quaresima, sicché con grande gioia il popolo ne festeggiava il termine abbandonandosi allegramente ai piaceri della tavola con cibi, come il casatiello in cui erano riuniti tutti gli ingredienti fin lì proibiti, appunto uova, formaggio, sugna e salumi."

LEJLA MANCUSI SORRENTINO scrittrice e giornalista

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